

Washing in B/N

Questa è la storia di Concordia, Maria Marchetta una mia pro pro-zia, nata a San Salvo il 13-01-1798 e del suo infausto e triste destino.
Concordia seconda genita di Rosario e Cilli Rossana, aveva da pochi giorni compiuti gli 8 anni quando suo padre morì a soli 35 anni, mentre i fratelli avevano rispettivamente Nicola 10 anni e Domenico 4 anni.
Come prima cosa dobbiamo provare ad immergerci nel periodo storico, di quel tempo patriarcale, dove la donna era quasi zero senza un marito, in un paese che in quegli anni contava circa 1150 abitanti.
Così non avendo più un capo famiglia, appena raggiunse un’età da marito a soli 16 anni per alleggerire la famiglia, fu data in sposa il 30-04-1814 a Savino Tommaso di anni 19 di San Salvo figlio di Diego e Torricella Rosa.
Tommaso aveva scelto la vita militare, era un soldato delle truppe Napoletane, nella Divisione di Ancona, 2° Reggimento leggero, 3° Battaglione, 1° Compagnia.
Il matrimonio durò meno di un anno, il 29 marzo Tommaso fu ricoverato nell’ospedale militare di Ancona a causa di una forte febbre morì il 15-04-1815 a soli 20 anni.
Così Concordia rimasta sola e vedova a soli 17 anni, si unì in matrimonio il 21-12-1815 con Cilli Biase di anni 19 di San Salvo figlio di Basso e Monacelli Elena, la giovane coppia ebbe 8 figli.
La fiduciosa e felice sposa non immaginava che la sorte avversa le aveva riservata altre sofferenze, iniziò con la perdita in età prematura dei primi 4 figlioletti, poi vide morire prima il fratello Domenico aveva 18 anni poi Nicola di anni 32 e come non bastasse, il giorno 11-02-1831 a soli 36 anni muore anche il marito Biase.
Rimasta ancora una volta, sola e distrutta dalle avversità della vita senza una figura maschile di riferimento, passò un periodo di 5 anni tra lo sconforto e la solitudine con il solo sostegno dei 4 figli di cui il più grande aveva solo 8 anni, le donavano la forza di andare avanti e di continuare a lavorare nei campi.
Essendo ancora giovane ci riprova e si risposa il 20-06-1836 con Lancia Andrea, Luigi, originario di Guilmi più giovane di lei di 7 anni, la coppia ebbe 3 figlie, ma la sorte avversa non aveva finito prima perse due figli e poi il padre delle bimbe morì a 39 anni il giorno 11-03-1845.
La tristezza che accompagna questa storia e che Concordia ha vissuto una vita con il nero del lutto continuo nel cuore non solo negli abiti, avendo visto morire i genitori, i fratelli, i mariti, i figli e alcuni nipoti in tenera età, solo le figlie Elena e Rossana che portava il nome di sua madre le sopravvissero e la piansero insieme ai mariti e ai figli, quando morì il 03-11-1866 a 68 anni.
Stefano Marchetta
Nella foto Antonio con i genitori Mario e Angela, i miei compari di battesimo e il fratello Fernando.
Vignetta dal mio libro “IL CONDOMINIO” del 2014.
Correva l’anno 1854, precisamente il 15 luglio, quando Luciani Angela, Maria nata a Montenero di Bisaccia il 21-10-1834 da Giuseppe e Benedetto Aurora, si unisce in matrimonio con Vicoli Giuseppe nato a San Salvo il 06-12-1832 proprietario terriero (detto Còccia Lònghe) figlio di Carmine e Zuccorononno Rosa, Sabia, Maria.
L’unione si rivelò subito positiva perché Angela aveva non solo un carattere forte e impetuoso ma anche una forza fisica fuori dal comune che la metteva in competizione da sempre con gli uomini, questo s’incastrava a meraviglia con il carattere mite e mansueto di Giuseppe per la gestione della proprietà.
La coppia avevano terreni e contadini da gestire, mandrie di maiali che i guardiani portavano al pascolo nei boschi di querce di cui era pieno il territorio e risalendo il fiume arrivavano fino a Canneto.
La loro unione fu benedetta da 11 figli: 4 maschi e 7 femmine.
Angela era ammirata ma anche temuta e rispettata, poiché intorno a lei si era creato un alone di mistero, questo perché lei ogni volta che sentiva la necessità e il bisogno di andare dai sui genitori a Montenero o doveva tornare a casa dai suoi cari a San Salvo, partiva a piedi o a cavallo incurante dall’ora del giorno o della notte.
Dovendo oltrepassare il bosco ricoperta da una fitta e scura vegetazione tranne nei punti attraversati dai sentieri battuti, per alcuni era un’incosciente, per altri era una donna coraggiosa ma per i più era sicuramente una brigantessa o persino uno dei capi briganti della zona, per questo poteva muoversi con tranquillità e in tutta libertà.
Considerando che siamo nel periodo successivo all’unità d’Italia, precisamente tra il 1860 e il 1870, nel decennio dove il fenomeno dei briganti d’Abruzzo ha conosciuto probabilmente il suo maggior sviluppo, questo ne aumentò la credenza.
Tutto sommato non successe niente ad onor di cronaca che potesse avallare o invalidare queste convinzione popolari.
Stefano Marchetta